ARMAMENTI

“I leader mondiali devono accettare il fatto che non si può lasciare il libero mercato a governare il commercio di armamenti”.

Introduzione

Le questioni legate al tema degli armamenti, quali la loro classificazione, produzione, commercio e le norme che vincolano questi ultimi, spesso non trovano a livello mondiale univocità di comportamenti, di regole e perfino di definizioni. Si possono però sicuramente distinguere due macro-tipologie: i grandi sistemi d’arma e le cosiddette SALW, ovvero le “Small arms and light weapons”, cioè le armi leggere. Questa distinzione ne porta con sé una tra i fruitori: la prima categoria di armamenti infatti, necessitando grandi investimenti, coinvolge principalmente gli eserciti e quindi gli Stati, ricadendo perciò nell’ambito delle scelte strategiche e di politica estera, mentre la seconda categoria è più endemica: ha un mercato civile ed un ampio mercato nero, attraverso il quale raggiunge la criminalità organizzata e i gruppi armati e terroristici, è presente in molti scenari di violenza domestica e criminalità urbana.

E’ possibile, inoltre, una seconda distinzione all’interno delle armi non leggere: quella tra armi convenzionali ed armi non convenzionali. Rientrano in questa seconda categoria, in particolare, le armi batteriologiche, biologiche, chimiche, nucleari, le mine antipersona e le cluster bombs. Si tratta di particolari tipologie di armamento sulle quali la legislazione internazionale, a seguito di grandi conflitti e a volte della pressione della società civile, si è espressa per limitarne o fermarne la produzione e l’uso.

C’è poi un livello da non trascurare, sovrastante tutto l’impianto di produzione e ad esso necessario: i finanziamenti alle società esportatrici di armamenti (A questo propositosi veda la scheda: Finanza e Armi).

La produzione

Quello della produzione di armamenti è un mercato in crescita: l’istituto di ricerca SIPRI di Stoccolma, basandosi principalmente sui trasferimenti di grandi sistemi d’arma finiti e delle loro componenti, afferma che nel 2008 le prime 100 società produttrici hanno registrato un aumento di 39 miliardi di dollari nelle vendite, raggiungendo quota 385 miliardi di dollari, proseguendo il trend degli ultimi anni, e che anche per quanto riguarda il 2009 i primi dati non ancora completi mostrano come la crisi finanziaria e la recessione economica non abbiano intaccato le vendite di molte società del settore. Per inquadrare l’argomento, sottolineiamo il fatto che globalmente la spesa militare (che non include solo il commercio di armamenti) ha raggiunto nel 2009 il picco inedito di 1531 miliardi di dollari, mostrando di essersi del tutto ripresa dalla fine della Guerra Fredda (per maggiori dettagli vedere la scheda Economia di Guerra).

La produzione di armamenti si concentra principalmente nei Paesi industrializzati: nel 2007, 82 delle 100 principali società di questo settore, escludendo le società cinesi per mancanza di dati, avevano infatti i loro headquarters in Paesi membri OCSE (Elaborazione Paolo Bonaiuti da SIPRI Top100). In particolare sono tre le regioni più coinvolte: USA, Russia ed Unione Europea. Quest’ultima, vista come entità unitaria, nel 2006 ha tolto agli Stati Uniti il primato dell’esportazioni di armamenti (Elaborazione Giorgio Beretta da SIPRI Top100).

Va notato però come questo settore produttivo, al pari di molti altri, si sia internazionalizzato in diversi modi. In primis quasi nessuna arma moderna viene prodotta interamente da una sola società: già nel 1994 l’Economist faceva notare come gli USA non potessero mandare in cielo un missile o un aereo senza l’aiuto di almeno tre compagnie giapponesi.

Questo accade da una parte perché le società cercano la tecnologia migliore o il costo del lavoro minore, e dall’altra perché i governi non sono esclusivamente interessati all’acquisto di armi, ma anche ad incorporare tecnologie o componenti dall’estero, per poi assemblare in patria il prodotto finito. In secondo luogo le società produttrici non hanno sede in un unico Paese: molte di esse, infatti, soggette alle leggi degli Stati che le ospitano, hanno delle controllate (subsidiaries) in Paesi a legislazione più leggera, come Brasile, India e la stessa Cina.

Questo spostamento è dovuto a diversi fattori strategici: dalla ricerca di costi minori all’apertura su nuovi mercati, ma spesso, forse non del tutto casualmente, aiuta le società ad eludere i controlli più rigidi, ma geograficamente limitati, dei Paesi ospitanti gli headquarters. Infatti la maggior parte della legislazione che controlla questo mercato ha carattere nazionale, anche se spesso si basa su Protocolli sovranazionali non giuridicamente vincolanti (Fonti: ControlArms e Archivio Disarmo).

Oltre alle subsidiaries appena citate, sono molte le company a rispondere ad una legislazione poco vincolante: infatti tra le prime 100 società produttrici di armamenti, il numero di quelle con base in un Paese non tradizionalmente esportatore è più che duplicato dal 1990 al 2006. Questi Paesi sono, ad esempio, Brasile, India, Singapore, Sud Africa, Sud Corea e, probabilmente, Cina (Dati: ControlArms).

Le società in questione spesso acquistano le licenze di produzione di altre società e ne commerciano i prodotti secondo le norme del Paese in cui risiedono: è il caso ad esempio della cinese Norinco, che ha acquisito dalla tedesca Deutz i modelli di carro armato Type 63, per poi esportarli in Paesi quali Iraq, Nord Corea, Sudan e Repubblica Democratica del Congo, Stati a cui la società tedesca non avrebbe potuto vendere.ù

Articolo completo : https://www.unimondo.org/Guide/Guerra-e-Pace/Armamenti/(desc)/show


Le vite umane sacrificabili al cospetto delle spese mondiali per gli armamenti

“Dovendo scegliere tra un fucile e un sistema di ventilazione polmonare per salvare la vostra vita, voi cosa scegliereste?”. A lanciare questo grido d’allarme è Greenpeace Italia in occasione della presentazione dell’ultimo rapporto del SIPRI, lo Stockholm International Peace Research Institute che monitora gli sviluppi delle spese militari in tutto il mondo dal quale emerge che “Le spese militari globali totali sono salite a 1.917 miliardi di dollari” nel 2019.

“Nel corso della storia, sicurezza ha sempre fatto rima con forza militare e ciò ci ha fatto credere che per il nostro benessere siano necessarie enormi spese militari. Una pericolosa BUGIA disseminata ad arte, col sostegno dell’industria degli armamenti e dei governi che l’appoggiano per giustificare spese sproporzionate e tanti buoni affari. !!!!!!!!!!

Rispetto all’anno precedente le spese in armi e armamenti sono aumentate del 3,6%. “Nel 2019 la spesa militare globale è stata superiore del 7,2% rispetto al 2010, mostrando un trend che ha accelerato la crescita della spesa militare negli ultimi anni” ha dichiarato Nan Tian del SIPRI.

Lo scorso anno, sono stati spesi in armi e armamenti il 2,2% del prodotto interno lordo globale (PIL). Come se ciascun abitante della terra avesse speso 249 dollari in armi e munizioni (da guerra).

La dura realtà è che le spese militari vanno a detrimento degli investimenti sul sistema sanitario e su altri servizi essenziali per le persone” è stata la conclusione di Greenpeace Italia, “Un solo caccia F-35 (che costa 89 milioni di dollari) basterebbe per pagare 3.244 letti di terapia intensiva”.

In Europa, la Germania, lo scorso anno, ha destinato a questa voce la ragguardevole cifra di 49,3 miliardi di dollari, il 10% più dell’anno precedente. “La crescita della spesa militare tedesca può in parte essere spiegata dalla percezione di una crescente minaccia dalla Russia, condivisa da molti Stati membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO)”, ha detto Diego Lopes da Silva anche lui del SIPRI.

https://www.sipri.org/ STOCKHOLM INTERNATIONAL
PEACE RESEARCH INSTITUTE

Eppure, solo proprio pochi giorni fa, il presidente degli USA Donald Trump ha detto che la Germania spende troppo poco per la NATO e che si starebbe rivolgendo sempre più (commercialmente parlando, finora) verso la Russia. (Luglio 2020)

Anche molti altri paesi europei hanno aumentato considerevolmente il budget per strumenti di morte. La Bulgaria ha acquistato nuovi aerei da combattimento e la Romania ha aumentato addirittura del 17% la voce di bilancio destinata alle armi.

Complessivamente, nel 2019, i paesi della NATO hanno speso in armi e armamenti oltre mille miliardi di dollari!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Articolo completo : https://www.lospessore.com/10/07/2020/le-vite-umane-sacrificabili-al-cospetto-delle-spese-mondiali-per-gli-armamenti/


https://suono.home.blog/2023/09/25/lords-of-war-i-signori-della-guerra/


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